Ultimissime notizie sulla terapia dell’epatite C

Stanno per essere pubblicate sul giornale ufficiale dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (il Journal of Hepatology) le ultime raccomandazioni sulla terapia dell’Epatite C che confermano che la terapia con i farmaci attualmente disponibili sono altamente efficaci, sicuri e praticamente privi di effetti collaterali. La durata del trattamento è variabile ma comunque di poche settimane.

I trattamenti raccomandati sono:

la combinazione a dose fissa di sofosbuvir (400 mg) e velpatasvir (100 mg) – EPCLUSA – in una singola compressa somministrata una volta al giorno;


la combinazione a dose fissa di glecaprevir (300 mg) e pibrentasvir (120 mg) – MAVIRET – in 3 compresse contenenti 100 mg di glecaprevir e 40 mg di pibrentasvir, somministrati
una volta al giorno con il cibo;


l’associazione a dose fissa di sofosbuvir (400 mg), velpatasvir (100 mg) e voxilaprevir (100 mg) – VOSEVI – in a singola compressa somministrata una volta al giorno con il cibo.

A fronte di questa semplicità di prescrizione, per la quale sembrerebbe essere possibile l’accesso alla prescrivibilità anche ad infermieri qualificati, la pluralità delle condizioni cliniche dei pazienti (soprattutto comorbidità, stato di avanzamento della malattia) e la frequenza di pregressi falliti trattamenti con interferone o altri farmaci e la contemporanea assunzione di altri farmaci, rendono pressochè obbligatorio attribuire la possibilità di prescrivere questi farmaci soltanto a medici specialisti (gastroenterologi o infettivologi).

Al termine della terapia la progressione della malattia si arresta e ci può essere una parziale regressione della fibrosi. I casi con fibrosi più avanzata (cirrosi) devono essere attentamente seguiti con controlli periodici delle analisi e con l’esecuzione di una buona ecografia al fine di evidenziare precocemente l’insorgenza di un nodulo tumorale, evenienza questa meno frequente nei pazienti guariti dall’infezione ma pur sempre possibile.

Le raccomandazioni dell’EASL infine si soffermano sulla necessità dello screening con la ricerca sierologica degli anticorpi anti virus C nelle popolazioni a rischio al fine di identificare i portatori asintomatici ed estinguere definitivamente la malattia come raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’epatite C è un rischio quotidiano e accorcia la vita

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